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Sabato 5 settembre a Jesi è stato celebrato l’impegno nel mondo dell’informazione scientifica di Emilio Vitaliano, uno dei più brillanti, apprezzati e affermati giornalisti della sua generazione, come testimoniano i numerosi premi (circa una decina solo negli ultimi tre anni) inanellati in una carriera già ricca di tante soddisfazioni. L’occasione è stata la prima edizione del Premio Giornalistico Giuseppe Luconi, un riconoscimento in nome del decano del giornalismo marchigiano scomparso nel 2014, che durante una lunga carriera (oltre 60 anni di attività) ha svolto un lavoro di qualità lontano dai riflettori. In suo onore sono state omaggiate alcune prestigiose firme del panorama nazionale e locale ed è stata dedicata una sezione a chi si è distinto proprio nel giornalismo scientifico. Un modo per rendere il giusto merito, com’è apparso evidente soprattutto in tempi recenti, ad un settore dell’informazione di grande rilievo per una corretta conoscenza di argomenti vitali.

Ad Emilio Vitaliano abbiamo rivolto alcune domande per capire meglio un ambito che merita più spazio.

Essere premiato non per un singolo articolo, ma nel complesso per un lavoro che si svolge con passione e dedizione da anni è un privilegio riservato a pochi.

Il riconoscimento ottenuto in occasione del Premio Giornalistico Giuseppe Luconi, cui auguro un futuro luminoso, mi ha sia inorgoglito, sia offerto la possibilità d’incontrare persone con cui condividere il valore di un’informazione rigorosa che non lascia spazio al sensazionalismo. Quindi, anche se in queste circostanze sono scontati, rimangono irrinunciabili e doverosi i ringraziamenti agli organizzatori, che, fra diversi professionisti qualificati, hanno scelto me per rappresentare il giornalismo scientifico ed esprimere un’opinione a riguardo.

Da tempo purtroppo assistiamo ad un moltiplicarsi delle cosiddette “fake news”, tanto diffuse ed ostinate da rappresentare un serio problema. 

E’ un fenomeno ormai evidente, amplificato a dismisura, a volte anche con malizia, da numerosi utenti dei social network. Per quanto riguarda il settore in cui mi sono specializzato, le fake news spesso trovano terreno fertile in quella fetta della popolazione priva dei mezzi di base con cui discernere la scienza dalla pseudoscienza. Un problema delicato, soprattutto in ambito medico, dove è concreto il rischio di divulgare notizie infondate, farle diventare virali e creare false aspettative in chi è più vulnerabile perché malato. Per combattere le bufale è necessario uno sforzo da parte di tutti. I destinatari dell’informazione non possono fermarsi al titolo di un articolo, devono approfondire leggendo anche più pezzi e scegliere bene di chi fidarsi senza cedere all’emotività. Naturalmente i professionisti del settore hanno il dovere di aiutare i lettori nel caotico mondo dei mass media moderni, svolgendo il proprio lavoro con integrità, attenzione, equilibrio, completezza.

Un giornalista scientifico come deve comportarsi per essere sicuro di aver portato a termine la sua attività con efficacia e serietà?

Non ho nulla da insegnare a nessuno, ma posso elencare alcune “regole” che io provo a rispettare. Innanzitutto, bisogna verificare le fonti (essere certi che la notizia provenga da una fonte affidabile). In secondo luogo, è necessario intervistare esperti autorevoli nel campo specifico (per esempio, per un articolo che tratta di una determinata patologia non ci si può rivolgere genericamente ad un medico, ma ad uno specialista in quel settore). Inoltre, è importante evitare di suscitare scalpore ad ogni costo (un rischio sempre dietro l’angolo, soprattutto in un mondo che comunica innumerevoli notizie ad una velocità tendente all’infinito), puntare sull’onestà e sul rigore (una corretta deontologia è indispensabile per un lavoro ben fatto), fare affidamento su dati certi (la scienza non si basa sulle opinioni, ma sulle osservazioni e su ciò che è verificabile, come ci hanno insegnato molti grandi studiosi del passato) e spendersi per rendere il testo davvero comprensibile al più ampio numero di persone possibile (puoi essere tacciato di scarsa chiarezza, ma nessuno ti rimprovererà mai di essere stato troppo chiaro).

Un decalogo che consente di ottenere una corretta informazione scientifica. Quest’ultima, quale contributo può dare alla società?

Concorre alla creazione di una solida educazione scientifica con cui valutare le notizie e, quindi, fare scelte corrette, soprattutto in ambiti come quello medico. E’ importante rivolgersi ad una platea il più possibile ampia, considerando come molti argomenti riguardino sostanzialmente tutti. Bisogna arrivare non solo a chi ha già un interesse di base, ma anche a coloro che, indipendentemente dal livello culturale e dal grado di istruzione, spesso rinunciano ad una vera informazione scientifica perché pensano di non essere capaci di comprendere argomenti ritenuti troppo astrusi. Una sfida non certo semplice da affrontare e vincere, ma che può ripagare con molte soddisfazioni se si guarda lontano. Una valida formazione, infatti, serve anche per una lungimirante prevenzione che la società nel suo complesso può supportare con scelte su più livelli.

Muoversi in anticipo sarebbe stato utile anche per combattere COVID-19?

Una pandemia capace di colpire pesantemente era attesa dagli esperti. Già dal 2018, infatti, si era ipotizzata la comparsa di una “disease X”, una malattia ancora sconosciuta che avrebbe potuto mettere in ginocchio il mondo intero, e alcuni studiosi hanno identificato proprio COVID-19 con questa patologia. Siamo davvero in  presenza della “disease X”? Non sta a me affermarlo, ma da un certo punto di vista ha poca importanza, poiché un virus comunque si è diffuso in tutto il pianeta cogliendoci impreparati. Forse se avessimo prestato maggiore attenzione alle due epidemie nate negli ultimi 20 anni proprio a causa dei coronavirus, avremmo avuto meno problemi ora. Anche per quanto riguarda i cambiamenti climatici si potrebbe fare un discorso simile. Da tempo ormai gli scienziati lanciano allarmi in proposito e molti giornalisti amplificano il loro messaggio, ma pochi hanno dimostrato un vero interesse in materia. Eppure gli eventi meteorologici sempre più estremi che si verificano anche in Italia, dovrebbero far capire che il problema è concreto, serio, attuale. Agire prima e non quando è troppo tardi, o comunque quando si deve recuperare tanta strada per tornare indietro, può fare la differenza.

Insomma, lo sviluppo scientifico e la sua corretta comunicazione sono fondamentali nel mondo moderno.

Sicuramente. Negli ultimi mesi è apparso evidente quanto la scienza possa influenzare la vita di tutti noi. Nel futuro il suo peso aumenterà in numerosi settori e, quindi, è auspicabile una maggiore attenzione in campi a volte trascurati perché considerati ostici. Soprattutto nel nostro Paese, senza nulla togliere agli studi umanistici, sarebbe importante un ulteriore sviluppo delle discipline che gli anglosassoni individuano con l’acronimo STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria & Matematica), avvicinando già i bambini a questo tipo di educazione. In fondo, è noto come la ricerca scientifica e le innovazioni tecnologiche portino ricadute positive per le nazioni che si impegnano in questi ambiti. Chi non lo fa è destinato a svolgere un ruolo di secondo piano a livello globale.