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Il Forum europeo sulla salute: dova va la sanità in Europa?

forum saluteIl Forum Europeo sulla Salute si tiene ogni anno da 17 anni a Bad Hofgastein, un verde, ordinato e accogliente paesino di 7000 anime a ridosso delle Alpi Austriache, a 80 km da Salisburgo. A questa edizione i partecipanti erano 600, da 50 paesi diversi. E’ stata scelta l’Austria, sia perchè ha uno dei migliori sistemi sanitari in Europa sia perchè capace di garantire una perfetta organizzazione. Prima di tutto occorre dire che non c’è in pratica argomento relativo alla salute su cui la Comunità Europea non abbia fatto una apposita commissione di studi – cosa del resto inevitabile se si vogliono far comunicare tra di loro in modo efficiente 28 paesi diversi per storia e accadimenti, specie dopo l’entrata in massa nella UE dei paesi dell’est Europa. Si va dall’analisi su come vengono prese le decisioni politiche sulla salute, agli studi sui costi, al modo come rendere più omogenei i sistemi di trattamento delle malattie croniche e correlate all’invecchiamento, agli effetti del rumore sulla salute, alla prevenzione di attentati alle riserve d’acqua, alla protezione dalle minacce esterne alla UE ( es. Ebola, Tbc e malattie della pelle), fino agli studi sui morti correlati all’inquinamento dell’aria e a quelli sulla mortalità neonatale e i parti cesarei ( vedi a questo proposito la scheda acclusa). Tra i problemi su cui c’è stata più attenzione in questa edizione si possono considerare quelli correlati alle malattie della vista e dell’udito e quelli legati al potenziamento della tecnologie informatiche, talora in paradossale conflitto tra di loro, considerato il fatto che, anche a causa del sempre più massiccio uso delle tecnologie elettroniche, è prevedibile che i problemi alla vista, all’udito e i danni cerebrali ( questi ultimi dovuti al massiccio sviluppo dei cellulari) – saranno in forte aumento nei prossimi anni.

Per la verità per quanto riguarda i danni alla vista la UE non sembra averne preso ancora completamente atto: nel dibattito su come prevenire la cecità si è molto parlato di cataratta, glaucoma, retinopatia diabetica e degenerazione maculare, ma molto poco degli effetti sulla vista dovuti agli schermi elettronici: anche se è ormai largamente dimostrato un peggioramento della miopia e un indebolimento della vista in chi ne fa largo uso. Diverso l’atteggiamento per quanto riguarda la perdita dell’udito in età in cui questo normalmente non avviene: in Europa ci sono 51 milioni di persone con problemi uditivi e un milione di sordi profondi, percentuale che si prevede raddoppi entro il 2020. La perdita dell’udito è la seconda causa di disabilità tra i giovani, dopo la depressione, mentre in tarda età è correlata a un aumento della demenza. E’ particolare la preoccupazione verso i teen agers: il 43% di loro si addormenta addirittura con gli auricolari nelle orecchie, pratica dannosissima. E’ stato studiato un programma preventivo in dieci punti da diffondere anche nelle scuole e si spera non resti solo sulla carta! Va detto che le tecnologie europee in questo campo sono ottime e che è possibile intervenire positivamente nella grande maggioranza dei casi, anche se la produzione di aiuti auricolari copre per ora solo il 10% del fabbisogno: un settore dunque dove tecnica e cura possono andare a braccetto senza troppi conflitti di interesse, ma che, nel caso dei giovani andrebbe di necessità abbinato a una prevenzione primaria dei cattivi comportamenti, come l’eccessiva dipendenza da ogni sorta di aggeggio elettronico.

Per quanto riguarda il dibattito politico, possibile anche durante le conferenze stampa, ho trovato di particolare interesse l’intervento del deputato europeo Alojz Peterle ( Slovenia) – che ha detto che la salute deve essere al centro dell’azione politica della UE, che occorre creare un legame più forte tra parlamento europeo e parlamenti nazionali nella lotta ai tumori ( che sono in forte aumento, con un aumento del numero dei morti), ha sottolineato che , mentre vanno armonizzate le varie legislazioni occorre nel contempo dare a ogni paese grande libertà nelle scelte sanitarie, e anche ironizzato un po’ sulla parola ‘sostenibilità’ ormai divenuta, dice, di rilevanza quasi mistica…

Del resto è noto, anche dai soliti opportuni studi di settore, che , più delle cifre spese conta come e con quale onestà e priorità le risorse vengono allocate…. ci sono paesi che spendono più di altri ma con risultati più scadenti… L’americano Scott Greer ha sostenuto che la UE spende troppo e male in politiche sanitarie e spezzato una lancia a favore della privatizzazione della sanità, anche se poi ha dovuto ammettere che nella lotta ai tumori l’Europa ha ottenuto risultati molto migliori degli Stati Uniti. Interessante anche l’intervento del rappresentante della World Bank, Armin Fidler – che ha minimizzato la necessità di nuovi fondi per la lotta all’Ebola , – su cui c’è una pressione forte da parte di alcuni settori militari, perchè gli attuali mezzi di controllo sanitario alle frontiere, magari un po’ potenziati, dovrebbero bastare, né è possibile pensare a interventi su larga scala nei paesi d’origine perchè non è pensabile sostituire interi sistemi sanitari che non esistono o non funzionano a dovere. C’è anche stato l’intervento di una rappresentante degli immigrati clandestini (!) che ha lamentato il fatto che i clandestini non possono andare in ospedale perchè altrimenti vengono segnalati alle autorità come tali, e parlato della necessità di far vaccinare i bambini.

Per finire mi è parso di capire che la linea di tendenza sia, (oltre che al risparmio e alla riduzione delle spese un po’ in tutti i settori) non tanto verso la partecipazione democratica dei pazienti alle scelte sulla salute, – quanto piuttosto verso un rafforzamento tutto politico del controllo e dell’accentramento dei dati, attraverso il potenziamento delle tecniche informatiche. A questo proposito c’è stato chi addirittura ha proposto la conservazione dei propri dati clinici anche per i propri eredi e discendenti… Per quanto riguarda invece le associazioni di pazienti mi sono sembrate poco presenti e scarsamente informate, ma mi è sembrata interessante la polemica ‘a margine’ di una rappresentante EFNA, (Federazione europea delle associazioni neurologiche) – circa le stroke units (le unità per gli infartuati), che ha sostenuto che i malati sono sì salvati dalla morte, a prezzo però di gravi invalidità e costi talora insostenibili per le famiglie, dato che il cervello si danneggia in pochi minuti e l’arrivo degli aiuti è quasi sempre troppo tardi. Nell’insieme si è trattato di un congresso di belle parole e ottime intenzioni, con i molteplici fini di promuovere la salute degli abitanti dell’Europa, ridurre le disuguaglianze, incoraggiare l’innovazione, proteggere i cittadini dalle minacce oltrefrontiera , semplificare le procedure amministrativo sanitarie, e incentivare la ormai fastidiosamente famosa sostenibilità, dietro la quale c’è un po’ tutto e un po’ niente, fatto salvo forse per la consapevolezza che l’eccessiva immigrazione di popolazioni che chiedono una sanità del tutto gratuita rischia di indebolire politiche sanitarie basate comunque sul fatto che la maggioranza dei cittadini le sostiene con le proprie tasse. Che altro dire di un convegno che aveva come sottotitolo ‘creare un futuro migliore per la salute in Europa?’

Scheda sull’inquinamento dell’aria

Un interessante studio franco norvegese ha esplorato gli effetti delle DEP ( particelle esauste dei motori diesel) sulla salute delle cellule polmonari. Ogni anno, secondo il WHO ( World Health Organization), ci sono 7 milioni di morti a causa dell’inquinamento dell’aria. In Europa sono 600mila, la maggior parte dei quali correlato all’inquinamento outdoor, ma in molti casi anche indoor. Le aree più inquinate del pianeta sono, nell’ordine: il western pacific (pacifico occidentale), l’Asia del sud est, l’Africa, la UE, i paesi del mediterraneo dell’est. I paesi meno inquinati risultano essere le Americhe e gli Stati Uniti. L’inquinamento outdoor è causato dai trasporti, dalla generazione di energia, dalle emissioni agricole e dai barbecue e affini, ovvero da attività umane ‘secondarie’ ma di massa. La maggior parte delle città ( l’88%) supera i livelli raccomandati nelle linee guida per l’aria, e l’aria inquinata è ora classificata tra i dieci maggiori fattori di rischio per la mortalità e gli anni di salute persi. Di recente le autorità europee e mondiali hanno preso atto che l’aria inquinata ha anche un impatto maggiore del previsto sui disturbi cardiovascolari. Questi i dati delle morti indirettamente dovute all’inquinamento dell’aria, in migliaia di unità, nel 2012, in proporzione per genere di malattia, tratti dallo studio in questione:

  •  2530 per attacchi ischemici
  •  2297 per infarti
  •  1188 per patologie ostruttive polmonari
  •  443 per tumore ai polmoni
  •  597 per disturbi acuti respiratori

Mortalità infantile e parti cesarei

Per quanto riguarda questi ultimi dati, risulta che: la mortalità infantile negli ultimi dieci anni è bassa e in ulteriore diminuzione in tutta Europa, fatta eccezione per l’Inghilterra e il Nord Irlanda. Per quanto riguarda invece i parti cesarei le nazioni che vi ricorrono di più sono quelle dei paesi dell’est Europa ( Polonia, Ungheria, Slovacchia e Lituania). L’Italia è l’ultima in classifica, ma questa, secondo me, non è una cattiva notizia.

Qualche altro dato sul diabete, anch’esso in forte aumento

In Europa ci sono 56 milioni di persone che hanno il diabete, cioè l’8,5% della popolazione adulta. Si stima che entro il 2035 saranno 69 milioni. Per curarlo si sono spesi, nel 2013, circa 147 miliardi di … dollari. ( dati della Federazione Diabetica Internazionale) E’ stata pensata una strategia in cinque punti per ridurne l’impatto:

  •  aumentare l’accesso a cibi sani
  • incentivare l’attività fisica
  • migliorare l’educazione alimentare
  • includere il diabete anche nei programmi materno infantili
  • migliorare i servizi medici (ma forse basterebbe ridurre le bevande zuccherate, che sono una delle fonti principali del problema).

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