{"id":911,"date":"2015-07-10T17:47:14","date_gmt":"2015-07-10T15:47:14","guid":{"rendered":"https:\/\/ugis.tv\/cms\/?p=911"},"modified":"2015-10-26T12:02:21","modified_gmt":"2015-10-26T11:02:21","slug":"desk-in-distribuzione-il-numero-sullinformazione-scientifica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ugis.it\/cms\/desk-in-distribuzione-il-numero-sullinformazione-scientifica\/","title":{"rendered":"<h3>DESK in distribuzione il numero sull\u2019informazione scientifica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Intervista di Camilla Rumi a Cesare A. Protett\u00ec.\u00a0Direttore professionale del Master in Giornalismo dell\u2019Universit\u00e0\u00a0LUMSA e socio UGIS. Protett\u00ec \u00e8 membro, dalla sua istituzione, del Comitato di Direzione di Media\u00a0Duemila. E\u2019 stato redattore delle riviste Test e Scienza Duemila, ha collaborato al servizio\u00a0scientifico dell\u2019Ansa e con le pagine di Scienza dell\u2019Espresso. E\u2019 autore di una dozzina di saggi tra\u00a0i quali La giostra multimediale 2.0 e Bit e parole. Ha collaborato inoltre all\u2019opera Dalla selce al\u00a0silicio, Storia dei mass media di Giovanni Giovannini, tradotto in nove lingue, con diverse edizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>L\u2019informazione scientifica ha sub\u00ecto nel nostro Paese profondi cambiamenti negli ultimi anni,\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>soprattutto grazie alla nascita di siti e blog sul tema, nonch\u00e9 all\u2019azione dei social network. Quali\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>sono, secondo lei, le principali novit\u00e0 che si registrano in questo settore e, nel contempo, le\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>principali criticit\u00e0?<\/em><\/strong><br \/>\nFarei una netta distinzione tra la nascita di siti e blog sul tema e l\u2019azione dei social networks.\u00a0Cominciamo dai primi. Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di fonti accreditate ha deciso\u00a0di affacciarsi al web e fare divulgazione a diversi livelli. Parlo di siti di Associazioni e Fondazioni,\u00a0di Musei della scienza e di Festival della Scienza, sempre pi\u00f9 popolari nel nostro paese. Queste\u00a0fonti hanno registrato una crescita dei giudizi positivi sulla propria autorevolezza negli ultimi due\u00a0anni (Annuario Scienza e Societ\u00e0 2012 e 2013). Sono anche cresciuti i siti professionali, non\u00a0necessariamente per addetti ai lavori, come siti e blog di ricercatori, di Istituti di ricerca e Universit\u00e0\u00a0che vogliono fare divulgazione scientifica ad alto livello, confrontandosi con la comunit\u00e0 scientifica\u00a0internazionale. Ma parlo anche di iniziative di grandi agenzie di stampa internazionali, come\u00a0l\u2019ANSA, che ha deciso di aprire un Canale Scienza, gratuito, ricco di notizie affidabili e arricchito\u00a0da elementi informativi che oggi \u00e8 possibile ottenere grazie alle nuove tecnologie di trasmissione\u00a0veloce di dati e immagini, anche in mobilit\u00e0. Un esempio \u00e8 la collaborazione con l\u2019Ugis e i suoi\u00a0giornalisti scientifici. Molto spesso le notizie e i reportage su eventi scientifici sono integrati da\u00a0interviste in diretta streaming con i protagonisti dell\u2019incontro e gli scienziati coinvolti.<br \/>\nTutt\u2019altro \u00e8 il discorso da fare, almeno in Italia, sul rapporto informazione scientifica e social\u00a0networks. Facebook, Twitter e altri SN sono ottimi strumenti per la condivisione e la\u00a0partecipazione ad incontri scientifici sul territorio (gli italiani sono i pi\u00f9 assidui frequentatori in\u00a0Europa di Festival, manifestazioni ed incontri pubblici sulla scienza). Tuttavia \u00e8 anche vero che sui\u00a0Social Network la scienza fa fatica a diventare o a restare notizia e si trasforma a volte in sdegno e\u00a0rabbia (come nel caso della multa da 180 milioni di euro alle multinazionali Roche e Novartis per il\u00a0farmaco contro la maculopatia oculare) a volte in barzelletta come nel caso della celebre gaffe del\u00a0portavoce dell\u2019ex Ministro dell\u2019Istruzione Mariastella Gelmini sul \u201ctunnel dei neutrini\u201d dal Cern al\u00a0Gran Sasso o tutte le volte che Crozza fa qualche rivisitazione a suo modo di qualche puntata di\u00a0Voyager. Oppure sfocia nello sdegno e nella rabbia.<br \/>\nInfine un discorso a parte va fatto sulle criticit\u00e0. Mi pare evidente che i danni maggiori possono\u00a0essere fatti dall\u2019informazione medica veicolata da siti e blog non attendibili e dai Social Networks.\u00a0Le cito solo alcuni dati: una ricerca della Hon, la Health on The Net Foundation mette in luce che,\u00a0in tutto il mondo, Internet \u00e8 al secondo posto dopo il medico nella classifica sul reperimento di\u00a0informazioni mediche. Ben l\u201980% degli italiani cerca informazioni mediche in rete: il che di per s\u00e9\u00a0non sarebbe un danno se non pretendessero spesso di fare diagnosi e cura da soli.<br \/>\nTuttavia i social network possono essere anche un passa-parola formidabile per l\u2019informazione\u00a0scientifica, a cominciare dalla condivisione e la partecipazione ad incontri scientifici sul territorio. E forse un \u00e8 un caso che noi italiani siamo pi\u00f9 assidui frequentatori in Europa di manifestazioni ed\u00a0incontri pubblici sulla scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Secondo l\u2019Annuario Scienza e Societ\u00e0, curato dall\u2019Associazione Observa Science in Society, lo\u00a0spazio dedicato dai media italiani ai contenuti di carattere scientifico \u00e8 in grande aumento. Quali\u00a0sono, a suo parere, le ragioni che hanno portato ad una crescente fruizione di tali contenuti,\u00a0soprattutto nelle fasce di et\u00e0 pi\u00f9 giovani?<\/strong><\/em><br \/>\nSono dati che andrebbero analizzati nel dettaglio perch\u00e9 per la carta stampata, per esempio, non mi\u00a0pare ci siano stati cambiamenti importanti negli ultimi anni. La pagina di Scienza \u00e8 sparita da quasi\u00a0tutti i quotidiani ormai da tempo, sostituita in qualche caso, da un inserto-testata multitematico (vedi\u00a0Nova del Sole 24 ore). E gli articoli con le firme dei pochi giornalisti scientifici rimasti in organico\u00a0nelle grandi testate (i prepensionamenti hanno colpito pure loro) sono diventati sempre pi\u00f9 rari. Ci\u00a0sono per\u00f2 molti articoli che riguardano l\u2019ambiente, la salute, la tecnologia. In questi settori i giornali\u00a0e la televisione rincorrono il web, sul quale effettivamente c\u2019\u00e8 stata una fioritura di blog e siti. I dati\u00a0dell\u2019Annuario Scienza e Societ\u00e0 curato dall\u2019associazione Observa Science in Society, dicono che il\u00a0web sembra favorire la fruizione di contenuti a carattere scientifico, soprattutto nelle fasce di et\u00e0 pi\u00f9\u00a0giovani: tra i 15 e i 29 anni. Si tratta \u2013 secondo me \u2013 di contenuti spesso legati alla tecnologia, della\u00a0quale \u2013 come dicono le statistiche (e le vendite di smartphone)\u2013 gli italiani sono avidi consumatori\u00a0anche in tempo di crisi.<br \/>\nL\u2019annuario ci dice che un navigatore su due si espone con continuit\u00e0 a contenuti scientifici. Ma\u00a0quanto e come \u2013 dovremmo chiederci &#8211; arriva al destinatario di questa produzione massiva?\u00a0Rimane infatti molto problematico il rapporto tra cittadini, scienza e giornalismo scientifico: molti\u00a0lettori lamentano difficolt\u00e0 di comprensione. E questo \u00e8 certamente dovuto a una minor cura (e\u00a0tempo dedicato, per esempio, a \u201ctradurre\u201d i comunicati di enti, aziende, istituzioni) di chi scrive, ma\u00a0anche a forti ritardi culturali di chi legge. Il dato italiano sull\u2019analfabetismo scientifico rimane\u00a0incredibilmente alto, con un italiano su due che \u00e8 convinto che il Sole sia un pianeta. Le classifiche\u00a0dell\u2019Eurobarometro sull\u2019interesse per la ricerca nel nostro paese non sono certo lusinghiere e\u00a0vedono l\u2019Italia navigare sempre verso il basso. Eppure siamo stati la patria di Archimede\u00a0siracusano, di Galileo Galilei, di Volta, di Galvani, di Marconi, di Enrico Fermi, di premi Nobel\u00a0come Natta e Rubbia per venire a tempi pi\u00f9 recenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Alcuni recenti casi di cronaca hanno messo in luce i limiti del sistema mediale nel trattare\u00a0questioni relative a fondamentali tematiche quali il clima, l\u2019energia, la bioetica, la salute globale.\u00a0Quale ruolo dovrebbe occupare, secondo lei, l\u2019informazione scientifica nel percorso formativo di\u00a0un aspirante giornalista?<\/strong><\/em><br \/>\nDovrebbe essere molto importante. Ma cos\u00ec non \u00e8. Nessun giornale cerca figure specializzate nella\u00a0divulgazione scientifica da mettere in organico, anche se \u2013 a prescindere dal suo utilizzo nel settore\u00a0di competenza &#8211; il giornalista scientifico, secondo me, ha nel DNA della sua formazione i geni\u00a0fondamentali dell\u2019accuratezza, della verifica, del controllo e della capacit\u00e0 di rendere semplici le\u00a0cose complesse. Io ho cominciato la mia carriera professionale come collaboratore scientifico\u00a0all\u2019Ansa e il mio capo di allora, il compianto Pino Cultrera, mi diceva che un collaboratore del\u00a0servizio scientifico non aveva grandi possibilit\u00e0 di farsi notare rispetto ai suoi colleghi del politico,\u00a0dell\u2019economico, del sindacale o degli esteri. Poi mi mandarono a seguire la conferenza stampa del\u00a0medico di Enrico Berlinguer all\u2019indomani della morte del segretario del PCI. Il direttore, Sergio\u00a0Lepri, lesse il mio articolo, gli piacque (\u201cpreciso e drammatico, anche senza usare aggettivi) e il\u00a0giorno dopo mi assunse. Ma \u00e8 un\u2019eccezione che scalfisce appena la regola.<br \/>\nFaccio qualche altro esempio: nelle Commissioni d\u2019esame per l\u2019iscrizione all\u2019Albo professionale\u00a0dei Giornalisti ci sono magistrati, cronisti, giornalisti esperti di politica e di sindacato, ma non\u00a0giornalisti scientifici. E questo \u00e8 forse abbastanza normale. Ma in pi\u00f9 l\u2019insegnamento del giornalismo scientifico non \u00e8 richiesto dall\u2019Ordine ed \u00e8 lasciata all\u2019autonomia delle Scuole la\u00a0possibilit\u00e0 di inserirlo eventualmente. Noi, alla Lumsa, lo facciamo da un paio d\u2019anni, utilizzando\u00a0l\u2019esperienza di alcuni colleghi dell\u2019UGIS.<br \/>\nForse qualcosa cambier\u00e0 nel prossimo futuro. E\u2019 in preparazione, presso il Consiglio Nazionale\u00a0dell\u2019Ordine dei Giornalisti, il nuovo \u201cQuadro di indirizzi\u201d per le Scuole di Giornalismo che prevede\u00a0una riscrittura integrale dell\u2019art. 16 con cinque nuovi Raggruppamenti disciplinari di base. Nel\u00a0raggruppamento B (Fondamenti culturali dell\u2019informazione) \u00e8 ora richiesto fornire ai ragazzi che si\u00a0avviano alla professione \u201cElementi di diritto ambientale, con particolare riferimento ai temi della\u00a0Salute, delle fonti energetiche e dello sviluppo sostenibile\u201d. Secondo me \u00e8 gi\u00e0 un passo importante. Inoltre nel nuovo quadro di indirizzi \u2013 come \u00e8 stato preannunciato in una recente riunione a Roma\u00a0delle 11 Scuole di Giornalismo italiane riconosciute dall\u2019Ordine &#8211; sar\u00e0 probabilmente aggiunto un\u00a0importante articolo 16 bis (Indirizzi Specialistici) in base al quale le Scuole possono sottoporre\u00a0all\u2019approvazione vincolante del Consiglio Nazionale percorsi specialisti disciplinari da svolgere\u00a0nell\u2019ultimo semestre del biennio. Noi (ne stiamo discutendo con il prof. Gennaro Iasevoli, direttore\u00a0scientifico del Master) ne attiveremo probabilmente due e uno di questi dovrebbe essere proprio\u00a0quello del giornalismo scientifico.<br \/>\nIo credo fermamente nel ruolo sociale del giornalismo, anche nella diffusione di un giornalismo\u00a0non partigiano che permetta al lettore di avere, nel tempo, tutti gli elementi che servono per farsi\u00a0un\u2019opinione consapevole su questi grandi temi che coinvolgono la vita di tutti e le decisioni per le\u00a0scelte di crescita del paese. Troppo spesso siamo andati a votare su referendum fondamentali in\u00a0questa direzione (per esempio il nucleare) sotto l\u2019onda dell\u2019emotivit\u00e0 di campagne urlate e per\u00a0nulla meditate e nelle quali c\u2019\u00e8 stato scarsissimo spazio per l\u2019informazione scientifica indipendente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>L\u2019informazione scientifica nel nostro Paese viene spesso veicolata da giornalisti non iscritti\u00a0all\u2019Albo. Ritiene auspicabile la nascita di una figura specializzata, in grado di applicare\u00a0correttamente la deontologia professionale?<\/em><\/strong><br \/>\nLe figure specializzate esistono. Ci sono circa 200 giornalisti scientifici iscritti alle due\u00a0associazioni indipendenti (UGIS e SWIM), entrambe con sede a Milano, che rappresentano l\u2019Italia\u00a0all\u2019interno dell\u2019EUSJA (European Union of Science Journalists Association) fondata nel 1971 e\u00a0presieduta per diversi anni dagli italiani Giancarlo Masini e Paola De Paoli.<br \/>\nLa pi\u00f9 antica \u00e8 l\u2019UGIS (Unione Giornalisti Italiani Scientifici), attualmente presieduta dal\u00a0giornalista del Corriere della Sera, Giovanni Caprara, fondata nel 1966 con lo scopo statutario di\u00a0stimolare la divulgazione scientifica in Italia attraverso ogni genere di media favorendo con diverse\u00a0iniziative l\u2019aggiornamento professionale dei suoi scoi, giornalisti regolarmente iscritti all\u2019Ordine,\u00a0professionalmente impegnati nell\u2019ambito dell\u2019informazione scientifica attraverso quotidiani,\u00a0periodici, radio e televisioni, pubblicazioni on-line.<br \/>\nL\u2019altra \u00e8 la SWIM (Science Writers in Milan), nata nel 2010 e presieduta da Fabio Turone, molto\u00a0attiva in campo internazionale e sul web.<br \/>\nCerto, le Scuole di giornalismo potrebbero contribuire ad alimentare questi serbatoi di competenze,\u00a0formando giovani colleghi preparati, anche deontologicamente, proprio attraverso i semestri degli\u00a0indirizzi specialistici. E nulla vieta di pensare che le Scuole possano, con lo stesso strumento,\u00a0mettersi al servizio di colleghi, professionisti o pubblicisti, che vogliano arricchire la propria\u00a0professionalit\u00e0 o riposizionarsi sul mercato del lavoro con nuove competenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Da una ricerca condotta dall\u2019Unione Europea \u00e8 emerso come i comunicatori di area scientifica\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>selezionino le notizie da trattare secondo i seguenti criteri: rilevanza per la vita quotidiana, novit\u00e0,\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>comprensibilit\u00e0, prossimit\u00e0 geografica, nessi con la politica, aspetti controversi, originalit\u00e0.\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>Concorda pienamente con i suddetti criteri o ritiene che siano stati tralasciati dei parametri\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>importanti, in considerazione del ruolo ricoperto dall\u2019informazione scientifica, in particolar modo\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>di carattere medico, per la societ\u00e0 civile?<\/strong><\/em><br \/>\nSono esattamente (per il 90%) i requisiti per la notiziabilit\u00e0 descritti in tutti i manuali di formazione\u00a0al giornalismo e non vedo perch\u00e9 proprio il giornalista scientifico dovrebbe sottrarsi a queste regole\u00a0basilari. In pi\u00f9 c\u2019\u00e8 forse quella menzione del criterio degli \u201caspetti controversi\u201d che \u00e8 abbastanza\u00a0caratterizzante e che crea a volte frizioni con i depositari nel mondo della scienza delle diverse\u00a0\u201cverit\u00e0\u201d. E forse su questo aspetto bisognerebbe lavorare. Ricordo che da entrambe le Associazioni\u00a0dei giornalisti scientifici (UGIS e SWIM) si cerca un dialogo costante con il mondo delle istituzioni\u00a0scientifiche e accademiche e sale la richiesta di riconoscere al giornalista specializzato un ruolo\u00a0paritario, di \u201cprofessional equal\u201d. Questi principi sono stati per esempio sottolineati\u00a0nella \u201cDichiarazione di Erice\u201d sulla farmacovigilanza, promossa da un gran numero di istituzioni<br \/>\ninternazionali, che invita gli scienziati a confrontarsi alla pari sui temi della comunicazione con chi\u00a0parte da un\u2019ottica differente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Le iniziative avviate sul piano della formazione dalle istituzioni scientifiche ed accademiche,\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>nonch\u00e9 dagli organi di categoria, non sono state spesso sorrette da strategie di lungo respiro.\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>Quali potrebbero essere, a suo parere, le politiche realmente utili a creare una sinergia tra\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>scienziati, medici e mezzi di comunicazione per meglio valorizzare e promuovere nel prossimo\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>futuro l\u2019informazione e la divulgazione scientifica nel nostro Paese?<\/em><\/strong><br \/>\nDomanda difficile, soprattutto in questo Paese, che sembra non avere nel suo DNA le strategie di\u00a0lungo termine. Ma questo non accade solo in Italia. A livello internazionale, negli ultimi anni sono\u00a0state avviate numerose iniziative formative che non sono mai diventate stabili. E\u2019 accaduto anche\u00a0nel caso dell\u2019ottimo progetto EICOS , the European Initiative for Communicators of Science. Forse\u00a0si potrebbe cominciare seguendo la soluzione gi\u00e0 adottata con successo in alcuni paesi: istituire uno\u00a0Science Media Centre che fornisca assistenza puntuale ai giornalisti. Questi Centri forniscono\u00a0monografie, schede, dati statistici, bibliografie su molte tematiche, ma anche contatti diretti con\u00a0esperti e scienziati. E ricordiamoci sempre che nel campo della formazione c\u2019\u00e8 la risorsa delle\u00a0Scuole di giornalismo attraverso le quali si potrebbero creare sinergie non episodiche con le<br \/>\nistituzioni scientifiche. A beneficio di tutti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<h6>E\u2019 in distribuzione il n. 4\/2014 di DESK (UCSI\/UNISOB editori) interamente dedicato all\u2019informazione scientifica, con articoli e interviste molto interessanti. 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